|
ANALISI STORICA
La genesi del territorio di Ariccia ha
condotto all’attuale assetto del Territorio.
L’insediamento nasce su un insediamento pre-romano o dei
crinali (VI-IV sec. A.C.), il percorso di crinale che si dirama
dalla caldera del Lago di Albano e termina sul promontorio affacciato
su Valle Riccia genera la prima città fortificata (oppidum)
nell’ultimo periodo latino. Ricordata dalla Leggenda di
Tarquinio contro le aspirazioni di egemonia di Roma poi capitolò
sotto la sua egemonia come civitas sine suffragio e poi municipio
iscritto alla tribù Horatia.
Durante l’impero romano fu frequentato come luogo di villeggiatura
dai nobili romani.
La costruzione della Via Appia nel 312 D.C. costituisce la nascita
di un tracciato di riferimento. Da questa data “Aricia”
si sposta in Valle Riccia prosciugata, lungo l’Appia divenendo
la prima statio consolare.
In tutto il territorio vi sono testimonianze di età romana
fra le più importanti i resti di un Tempio ed un Complesso
termale in Località “Orto di Mezzo”, l’Arco
di Porta Lanuvina, la grande sostruzione, ruderi di sepolcri
e lo sbocco dell’emissario del Lago di Nemi.
Infatti nel 1730 le indagini archeologiche portarono alla luce
la famosa Sostruzione in Località Monticella Grande.
Ma soprattutto nel 1740 gli scavi sulle pendici di Monte Gentile
cioè dall’altura da cui deriva lo sperone sul quale
sorse l’antichissimo abitato di Ariccia, sede poi dell’Acropoli
Romana e dell’Ariccia Moderna.
All’epoca delle invasioni dei Goti (che nel 410 avevano
occupato Roma) nonché le invasioni delle orde barbariche
gotiche e longobarde del 513-538 avevano distrutto il municipio
romano.
La successione dei Vescovi di Albano presenta da questo periodo
un grande vuoto che durò almeno sino al 774, anno in
cui viene menzionato Giovanni, monaco benedettino, e duca governatore
alle dipendenze della Chiesa. In tale periodo tra il VI e l’VII
secolo gli abitanti si rifugiarono nei punti più sicuri
sulle alture costruendo nuove difese contro le invasioni ed
incursioni dei Saraceni.
Da queste invasioni nacquero le famose “torri saracene”
come quelle dei castelli di Genzano e di Nemi.
Questi gruppi di Saraceni si dedicarono al commercio di lino
e delle stoffe pregiate instaurando dei rapporti di scambio
con le abbazie benedettine, con arabi e normanni. Infatti la
coltura della canapa, (le famose “canapine”), veniva
effettuata ancora nel XIII secolo nella Valle di Ariccia, dove
tradizioni cristiane e orientali venivano spesso ad amalgamarsi.
Da questo momento in poi il sistema viario principale diventò
quello a Nord del Lago di Albano, (odierna Via dei Laghi), sino
al XVII secolo quando le ristrutturazioni Berniniane diedero
nuovo volto alla vecchia cittadina laziale. Dal 981 Ariccia
finì in mano dei Conti di Tuscolo, a parte che per brevi
periodi, fino al 1223, quando il pontefice Onorio III la cedette
alla famiglia Malabranca, primo grado della gens Sabella.
Nel 1661, la signoria del tenimento di Aricia passa dai Savelli
ai Chigi, che modificano nettamente la forma architettonica
ed urbanistica della città. Il tessuto medievale, lascia
spazio alla piazza principale del Castello e alla chiesa di
S. M. Assunta del Bernini e vengono tracciati i nuovi tre assi
del tessuto urbano, caratteristici dell’insediamento urbano
di stile barocco
Di fronte ad essa si trova il Palazzo Savelli-Chigi, il cui
attuale aspetto è dovuto ad Agostino Chigi, (1740), e
di fianco si sviluppano portici simmetrici, caratterizzando
così come ai nostri giorni la piazza antistante.
Un’altra fra le emergenze architettoniche di questo periodo
è il Santuario di S. Maria del Galloro, eretto nel 1642
e ampliato nel 1661, con la facciata disegnata dal Bernini.
Tra il 1847 e il 1854 viene costruito il ponte di collegamento
con Albano come proseguimento della nuova via Appia, che favorirà
la crescita della città verso la collina del Galloro
e verso Monte Gentile.
L’espansione ha conosciuto negli ultimi 150 anni due fasi:
- una prima fase di crescita in continuità supportata
dall’asse della via Appia, secondo criteri dell’urbanistica
di matrice ottocentesca, su questi sono innestati alcuni servizi
di livello urbano, come il cimitero e le aggregazioni commerciali.
- Una seconda fase ha visto lo sviluppo di un modello insediativi
diffuso, come nel complesso di Monte Gentile, e spontaneo lungo
le principali direttrici di traffico. Il progressivo aumento
di importanza della via Nettunense, come tracciato di collegamento
con la costa e con le aree produttive della porzione settentrionale
della pianura Pontina, ha determinato un bipolarismo: residenziale
a nord e produttivo a sud.
|